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Piovene Rocchette: “Oltre il dolore c’è un essere speciale”

Auditorium gremito a Piovene Rocchette per padre Christian e Federica Storace.

“Il perdono è dono. Perdonare significa dare fiducia”. Anche questo è generatività. Così padre Christian Carlassare porta a Piovene Rocchette il suo essere e vivere, inteso non solo come uomo di Chiesa ma come parte dell’umanità.

“Soffro quando si parla degli altri come ‘nemici’, bisogna guardare al bene di tutti”. Il suo, tracciato di vita da giovane Vescovo a Rumbek, in Sud Sudan, che solca le pagine del libro ‘Sei un essere speciale’. Scritto da Federica Storace per Erga Edizioni e presentato all’Auditorium di Piovene Rocchette.

Su invito dell’Amministrazione Comunale di Piovene Rocchette, e fortemente voluta anche dalla famiglia di padre Christian. La scrittrice Federica Storace ha portato in teatro il tema della generatività: il prendersi cura degli altri, accomunando uomo e donna oltre a giudizi e pregiudizi. “Perché si può essere madri e padri non solo fisicamente ma anche di cuore -ha sottolineato Suor Naike Monique Borgo, moderatrice della serata-.

La generatività è un tema senza confini, colori e realtà”.

“Le storie raccolte e narrate da Federica Storace sono insegnamenti di vita. Per questo, come Amministrazione
Comunale, siamo orgogliosi di ospitarla. Inoltre, è sempre un piacere enorme assistere al ritorno a casa di padre Christian. Tanto che nella Santa Messa domenicale e a fianco del nostro Parroco don Romeo, è stato accolto dalla nostra Comunità. Padre Carlassare è esempio di dedizione verso gli altri, verso gli ultimi, verso coloro che ‘arrivano dopo’. Per questo siamo felici di averlo qua con noi per conoscere ancor di più la sua opera di missione nel Sud Sudan -ha dichiarato Erminio Masero, Sindaco e Assessore alla Cultura di Piovene Rocchette-. Ringrazio Federica Storace e la casa editrice Erga per avere dato alla luce ‘Sei un essere speciale’. Capitoli di vita di chi dedica la propria esistenza a quella di altri. Un grazie particolare a Suor Naike, per averci guidato in questa serata. Delicata a Luca Pegoraro e a Micheal Sandonà che hanno posto l’accento musicale su un tema così importante”.

“Il libro di Federica Storace porta un messaggio positivo: racconta la forza del sorriso -ha spiegato Marco Merli, della casa editrice Erga-.

Il fatto che ‘Sei un essere speciale’ sia già in breve tempo alla seconda edizione la dice lunga su quanto comunicano le storie raccolte e narrate da Federica”.

Un libro che viaggia tra tante tappe: la follia, la prostituzione, la disabilità, la vita fuori e dentro il convento, il superamento di un lutto.

‘Sei un essere speciale’ nasce come seconda edizione del precedente libro di Federica Storace (Madri per sempre. Donne raccontano maternità possibili), ed ha come filo conduttore il tema della cura e della generatività.

“Un viaggio a tappe sui temi più scomodi o scontati dell’attualità in cui il vissuto diventa non solo racconto ma analisi delle potenzialità Ma anche delle opportunità, delle carenze, delle contraddizioni della società in cui viviamo, della cultura corrente, delle istituzioni. Spiccano le diverse esperienze di paternità perché, senza la componente maschile, non si realizza la complementarità che genera vita.

-Ha spiegato la Professoressa Storace-.

Scrivere per me è poter comunicare dei messaggi alla gente. Con ‘Sei un essere speciale’ la sofferenza diventa protagonista una volta abbracciata, generando speranza e creando qualcosa di buono -ha continuato-. Lavorando su questo libro ho avuto modo di riflettere sul perdono. Un atto di umanità che può far svoltare la vita delle persone, facendo crescere del bene in quella di altre. Per questo Il 20% del ricavato delle vendite dei libri in questa serata sarà donato alla ‘Rete del dono’ per sostenere le attività di padre Christian”.

Oltre il dolore c’è un essere speciale.

Un argomento arduo se calato in una società che toglie lo sguardo di fronte al calvario altrui. Un tema che deve fare i conti con l’interiorità di ciascuna persona, fino al mutamento: quando si fa del bene agli altri.

Come il sentiero tracciato da padre Christian a Rumbek, oggi ancora più solcato dopo l’attentato a cui scampò nell’aprile dello scorso anno. Spari nella notte che lo feriscono alle gambe. Ad armare la mano degli attentatori la volontà di spegnere la luce di speranza che il giovane Vescovo stava portato a Rumbek. La sua una presenza scevra dal giudicare chi gli sta dinnanzi, ma che lavora sull’ascolto della propria Comunità per superare le divisioni tra le tribù.

“Io so di appartenere ad una sola grande tribù: l’umanità -ha spiegato il Vescovo Carlassare che, sin da subito, ha perdonato i suoi attentatori-. Ho il desiderio di conoscerli. Condannati a sette anni ora si trovano in prigione in attesa dell’appello. Nel frattempo, continuo la mia missione. Ancora più motivato dalle persone che mi dicono che non hanno più paura, che si sentono libere: questa libertà è frutto del perdono”.

Come padre Christian sia finito tra le pagine del suo libro lo ha spiegato l’autrice stessa con due aggettivi: “è accogliente e disponibile -ha poi continuato Federica Storace-. Nel libro racconto anche di altri religiosi, perché la vita religiosa ha mille espressioni con cui si esprime: come Suor Plautilla Nelli. Una monaca nella Firenze del 1500, con la passione per l’arte”. Definita dagli Uffizi la suor ‘pictora’, una volta diventata badessa aprì una bottega d’arte all’interno del monastero riuscendo così ad aiutarne le casse con la vendita delle sue opere d’arte. Una suora autodidatta che ‘sfidò’ Leonardo Da Vinci, dipingendo la sua versione dell’Ultima Cena. Tra le testimonianze narrate da Federica Storace colpisce inoltre la storia di Vittoria, una madre che affronta un grande dolore: la morte della figlia.

“Intreccio di due vite che combattono con la malattia piccola Maria, nata con una patologia cerebrale -spiega la scrittrice Federica Storace-. Erano gli anni ’70 e questa mamma, oltre a lottare per trovare cure e terapie per Maria, doveva lottare contro una società che bandiva il ‘diverso’. Dopo la morte della figlia, Vittoria ha affrontato il suo dolore: plasmandolo in risorsa di vita. Per sé diventando giornalista, per gli altri impegnandosi a livello sociale e sensibilizzando temi inerenti alla fragilità”.

In Sud Sudan con padre Christian.

Lì dove una ragazzina di 13 anni viene data in sposa per 40 vacche. 80 o 100 se le famiglie d’origine si combinano bene. Lì dove l’essere donna significa essere accessorio dell’uomo, dove lo studio non è cosa per lei, dove deve sfornare figli anche se il marito è morto. Dove una sposa può essere ceduta dal marito ad un altro uomo per fare figli a nome suo.

Dove solo il 20% delle bambine mette piede in un’aula scolastica, mentre solo il 5% frequentano le scuole superiori.

“Ma quando pensate all’Africa fatelo senza giudizio -ha chiarito subito padre Carlassare-. Lì il processo di parità tra uomo e donna è lungo ma è presente. E io come missionario sono presente. Nella nostra Diocesi cerchiamo di portare quante più ragazze a scuola, affinché facciano scattare la scintilla dell’emancipazione in Sud Sudan”.

Compito non semplice considerando che su un territorio di 60mila kmq, vasto quanto la Lombardia e il Triveneto messi assieme. Ci sono solamente 56 scuole seguite dalla Diocesi: 10 materne, 21 elementari e medie, 13 centri di apprendimento accelerato per giovani fuori corso, 7 scuole superiori, 3 professionali, 1 scuola di formazione per maestre e maestri e 1 università.

Cifre sulle quali la Diocesi di Rumbek lavora, con progetti e attività, per garantire istruzione ed educazione.

“In particolar modo alle bambine -ha spiegato sempre il Vescovo Carlassare-. Il nostro è un continuo dialogo con le famiglie, affinché facciano continuare il percorso di studio alle proprie figlie e non lo abbandonino perché si devono sposare”.

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