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“Leogra. Eredità di un paesaggio”

“Leogra. Eredità di un paesaggio”

L’ALTA VAL LEOGRA ARRIVA SUL GRANDE SCHERMO: IL DOCUMENTARIO SULLA VAL LEOGRA VINCE IL PREMIO SAT-DOLOMITI UNESCO AL TRENTO FILM FESTIVAL

Tra i protagonisti della 70° edizione del Trento Film Festival dal 29 aprile al 8 maggio sarà presente, nella sessione Terre Alte, il nuovo documentario di Andrea Colbacchini intitolato “Leogra. Eredità di un paesaggio”. Sono più di 120 i film in programma al festival che comprende: 27 anteprime mondiali, 13 internazionali e 37 italiane. Ben oltre metà del programma sarà composta da film mai visti prima in Italia. Nella giornata di sabato 30 aprile il documentario è stato insignito del prestigioso Premio Dolomiti Patrimonio Mondiale UNESCO, un premio “fuori concorso” assegnato al miglior film che documenti la consapevolezza delle comunità rispetto agli eccezionali valori universali riconosciuti da UNESCO e la capacità di una conservazione attiva del territorio, istituito dalla Fondazione Dolomiti UNESCO e dalla SAT Società Alpinisti Tridentini.

Il lavoro del documentarista Andrea Colbacchini è stato proiettato il 30 aprile e il 1° maggio presso il “Multisala Modena” nella città di Trento. Il documentario della durata di 53 minuti si snoda attraverso una serie di interviste agli abitanti di una valle del Veneto pre-alpino, descrivendo l’ambiente montano e ripercorrendone l’evoluzione paesaggistica dagli anni quaranta ad oggi. I racconti dei protagonisti si basano sul senso di appartenenza, sul rapporto con il lavoro e con l’ambiente che circonda chi vive e lavora sui versanti della Val Leogra.

L’idea inziale dell’autore, nata nel 2017, è diventata poi progetto concreto con la collaborazione dell’associazione PasubAgria e con il patrocinio del Comune di Valli del Pasubio e l’Unione Montana Pasubio Alto-Vicentino. Si narra, che durante una serata in una stalla della Val Leogra, le interviste inizialmente raccolte hanno dato l’impulso per la realizzazione del documentario. Si può quindi affermare che questo lavoro di Andrea Colbacchini … partito da una stalla e finito al Trento Film Festival.

“Le interviste totali sono state 27 e che nel film ne sono finite 22 – spiega Colbacchini – questo perché il grosso del lavoro è stato mettere in fila le parole di chi mi ha dedicato il suo tempo in un unico discorso coerente e unitario che non tradisse, nel contempo, anche le dicotomie insite sia nel confronto tra generazioni sia tra personalità differenti. È un lavoro dedicato alla Montagna di Mezzo che proprio in questa epoca recente gode di una riscoperta e di una rinnovata attenzione dopo che i riflettori puntati sulle alte vette si stanno appannando a causa di gestioni spesso poco rispettose. È un documentario sul paesaggio inteso come incontro tra ambiente e attività antropica e su come le due istanze si influenzino rispettivamente nel divenire della storia”. “Il documentario è volutamente fatto in maniera tradizionale (non ci sono grandi tecnologie o effetti scenici particolari) perché vuole essere un tributo alla quotidianità delle persone che giornalmente si dedicano al loro lavoro – prosegue Colbacchini – mi pareva dunque giusto restituire una tinta quanto più familiare possibile.

“La genuinità delle interviste iniziali agli abitanti e lavoratori della vallata – ha detto l’assessore al turismo Federico Pozzer – ci ha spinti a patrocinare questo documentario che ben rappresenta cosa significa vivere e soprattutto fare impresa nel settore primario e della ricettività nelle Terre Alte della Val Leogra. Questo documentario rappresenta il sentire più profondo delle genti che abitano la nostra valle”. Alcune immagini del lavoro di Andrea Colbacchini sono state utilizzate a chiusura delle serate a tema organizzate dall’amministrazione comunale nell’ambito della manifestazione “Valli 400” che ha avuto luogo lo scorso settembre e che ancora oggi vengono ricordate come momenti di vero confronto e buon auspicio per la conservazione e allo stesso tempo la crescita di un territorio montano, senza dimenticare le genti e i lavoratori della vallata che per secoli ne sono stati custodi.

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