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Roberto Baggio

Roberto Baggio nel 2000: l’intervista (seconda parte)

Cari lettori,
nell’edizione di novembre vi ho anticipato la prima parte dell’intervista a Roberto Baggio, con immenso piacere sono a proporvi la seconda parte, buona lettura.

Nel tuo lavoro, quanto importante è l’umiltà? – L’umiltà è fondamentale. Nel calcio si passa facilmente da una situazione positiva a una negativa. Non ti puoi legare a niente perché sai benissimo che un giorno non potrà essere più così. Se una persona è umile, allora, allora non si fa travolgere dalle situazioni, neppure quanto le cose vanno bene ne quando vanno male.
Ai tuoi inizi hai avuto tanti problemi fisici. Quanto hanno pesato nella tua carriera? – Hanno pesato tanto, perché mi hanno reso più forte. Sono cambiato molto in quei due anni. Non è facile avere 18 anni e tornare a casa, la sera, con il ginocchio gonfio. Che tristezza…Ma io volevo giocare e ho fatto tutto quello che potevo per riuscirci. Ho cambiato la sofferenza in fortuna.
Passiamo ad altro, sei il primo calciatore ad avere abbracciato la religione buddista. Come e quando ti sei deciso a diventarlo? – Ero giovane, era il periodo dei problemi al ginocchio. Avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse veramente, che mi facesse conoscere me stesso. Sono sempre stato cattolico, sono nato in una famiglia cattolica, sono andato normalmente in chiesa, forse perché era l’abitudine, ma in quel momento ho voluto cercare l’aiuto in un altro rapporto. All’inizio non ero convinto, per circa un anno mi sono informato, ho letto, ho ascoltato, ho impiegato un po’ di tempo per prendere questa decisione, poi quando finalmente l’ho presa, mi sono detto: “ Ho iniziato questo rapporto , ma devo farlo bene, non lo posso praticare un giorno sì e uno no, quando ne ho voglia “. Sono passati da allora undici anni.
Andreina, tua moglie, cosa ha pensato? – All’inizio era contraria. Abbiamo avuto molti litigi, discussioni, conflitti seri. Proprio non riusciva ad accettare questo mio cambiamento. Poi ha cominciato a notare dei cambiamenti concreti in me, e, incuriosita, ha iniziato a pormi delle domande. Un giorno nove anni fa, mentre io stavo pregando è arrivata e ha iniziato accanto a me. D’allora non ha più smesso.
Da quando vi conoscete? – Avevo 15 anni, ma avevamo frequentato la stessa scuola, comunque non avevo mai avuto il coraggio di presentarmi … Ero molto timido, avevo paura di avvicinarmi a lei. Poi, un giorno d’estate prima di partire per il primo ritiro con il Vicenza, l’ho conosciuta e mi sono innamorato. Sono passati 17 anni…
Ci siamo allontanati dal discorso buddismo… Cosa ti ha insegnato? – Ad avere fiducia in me stesso, mi ha insegnato che ho la vita fra le mani, che tutto dipende da me e solo da me. Da quel punto ho capito che posso realizzare tutto quanto.
Si, ma perché hai dovuto cambiare religione? – Non mi piaceva quello che ci insegnavano da piccoli. Cioè, se facevi una cosa egregia, era per merito di qualcun altro, mentre se facevi una cosa negativa la colpa era solo tua.
Parliamo della tua passione per la caccia… Come e quando è iniziata? – Vedi, mio padre lavorava sempre moltissimo, non lo vedevo quasi mai. Lui è un grande appassionato di caccia, così io, un giorno decisi di andare con lui. per trascorrere un po’ di tempo insieme. Ricordo che molte volte faceva un freddo bestiale, ma andavo lo stesso, solo per poter stare insieme. La prima volta avevo meno di cinque anni.
Quando hai sparato per la prima volta? – Mio padre mi ha fatto sparare per la prima volta quando avevo 14 anni. Ma questo era un aspetto secondario, la cosa più importante era andare con lui, passare insieme una giornata. Partivamo alle due di notte, di solito.
Adesso vai a caccia in Argentina. Come mai in quel posto? – Un giorno un amico mi disse che con quella mia passione matta per le anatre avrei dovuto andare in quel paese. Tre mesi dopo presi l’aereo e arrivai in Argentina, diventai subito matto … Ero tentato di non tornare mai più a casa! Per tre anni di seguito, dal 1991 al 1993 sono andato a cacciare nella zona di Rio Paranà, nelle vicinanze di Reconquista, solo dopo scoprii che quello era il paese di Batistuta. Poi. Nel 1994 ci spostammo verso il confine tra la provincia di Buenos Aires e quella de La Pampa, vicino a Carhuè, a meno di cinque chilometri da c’è un lago immenso chiamato Pechuèn, la “città allagata”, una città sommersa dalle acque.
Da quelle parti hai acquistato anche un pezzo di terra, con una casa…. – E’ vero. Per sei anni sono andato in Argentina tramite agenzie, poi mi sono detto che vorrei portare qui i miei figli, quando saranno più grandi, perché qui ci sono degli spazi infiniti, i cavalli, la natura, poi ci sono certi tramonti!
Cercherai di trasmettere anche ai tuoi figli questa passione per la caccia? – Sicuramente. Quando si va a caccia si provano delle sensazioni uniche, difficili da spiegare, sono così profonde…

(La terza parte nel prossimo numero di gennaio 2022)

Pianeta Sport
a cura di Giuseppe (Joe) Bonato

 Roberto Baggio - figurina Panini Fiorentina 1985-86
Roberto Baggio – figurina Panini Fiorentina 1985-1986
Baggio con la maglia del Bologna
Roberto Baggio con la maglia del Bologna
Roberto Baggio con le tre blasonate
Roberto Baggio con le tre blasonate
Roberto Baggio pallone d'oro 1993
Roberto Baggio pallone d’oro 1993

 

 

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