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Il sogno di volare: dai dirigibili agli aerei, la FIAT e il G. 91

Dai dirigibili agli aerei: la FIAT e il G. 91 – Il sogno di volare: dai dirigibili agli aerei, la FIAT e il G. 91 – 1^ parte

La FIAT iniziò la propria attività anche nel settore aeronautico con la progettazione e produzione di motori, prima per i dirigibili già nel 1908 e poi successivamente per gli aeromobili. Nel corso della Prima guerra mondiale il motore per aerei prodotto in maggiore quantità fu per l’appunto il FIAT a.12-1, tuttavia nel 1914 iniziò la produzione su licenza di velivoli, dapprima il Farman 5b su licenza e poi successivamente altri fino a produrne di sua propria idealizzazione e progettualità.
Parliamo con l’occasione di uno dei più famosi, ma sicuramente di maggior prestazioni ed utilizzo, il velivolo FIAT G. 91.
Il velivolo Fiat G.91 era un Cacciabombardiere e ricognitore monomotore (anche in versione bimotore) a getto con ala a freccia progettato dall’ing. Giuseppe Gabrielli e prodotto dall’azienda aeronautica Fiat aviazione, divenuta con il tempo Aeritalia, dalla metà degli anni Cinquanta. Fu il vincitore del concorso della NATO del 1953 per la produzione di un nuovo aereo leggero da supporto tattico. Utilizzato principalmente dall’aviazione tedesca Luftwaffe e dall’Aeronautica Militare Italiana, in Italia è noto anche per essere stato a lungo il velivolo della pattuglia acrobatica nazionale delle “Frecce Tricolori” fino alla sua sostituzione con l’attuale Aermacchi MB 339 PAN. La Forza aerea portoghese impiegò il G.91 dal 1966 al 1973 nelle operazioni contro la guerriglia nella Guinea Portoghese e in Mozambico. Restò in produzione per 19 anni e ne furono costruiti in totale 756 esemplari, inclusi i prototipi e i modelli di preproduzione, nelle varie versioni monomotore e bimotore, da ricognizione fotografica e da addestramento.
La realizzazione del primo esemplare avvenne con un certo anticipo rispetto ai principali concorrenti, anche in ragione della scelta operata dalla Fiat di basare il progetto ridimensionato su quello dell’F-86 Sabre che l’azienda torinese costruiva su licenza. La somiglianza che ne derivò, oltre a suscitare proteste da parte di aziende concorrenti nella gara NATO, valse al G.91 il nomignolo di “piccolo Sabre”. Il motore era un turbogetto Bristol Siddeley Orpheus 803-02 e aveva una durata operativa di sole 300 ore (TBO) al termine delle quali doveva essere sottoposto alla revisione generale. Dotato di un eccellente rapporto peso/spinta, aveva un complesso sistema di regolazione del carburante composto di parti variamente dislocate sul motore. Caratteristico il sistema di avviamento che avveniva ad opera di una piccola turbina azionata dai gas prodotti dalla combustione di una carica di cordite.
Il prototipo venne portato in volo per la prima volta il 9 agosto 1956 all’aeroporto di Torino Caselle ai comandi del collaudatore Riccardo Bignamini. Malgrado i primi risultati molto confortanti ebbe alcuni problemi di aerodinamica nel corso di collaudi a bassa quota ma fin da subito sistemati correggendoli ed effettuando le opportune modifiche.
Nel gennaio 1958 il G.91 venne dichiarato ufficialmente vincitore del concorso per velivoli militari, dopo aver superato gli avversari tra i quali il Breguet Br 1001 Taon, il Dassault Mystère XXVI (divenuto poi Etendard VI), il Folland Gnat e l’Aerfer Sagittario 2.
Gli esemplari di pre-serie equipaggiarono dall’agosto dello stesso anno il 103° Gruppo dell’allora 5° Aerobrigata che lo testò nel corso di missioni operative. L’estate successiva questi esemplari vennero sottoposti all’attento esame di una commissione NATO che, anche in questa occasione, ebbe un giudizio molto positivo.
Il G.91 venne quindi definitivamente assegnato al 103º Gruppo della 5ª Brigata Aerea ed al 14° gruppo della 2° Brigata Aerea fino allo scioglimento della stessa, quindi i due gruppi furono entrambi inquadrati nella 51° brigata Aerea fino all’ottobre del 1964 quando, con la ricostituzione del 2° Stormo, vennero assegnati a quest’ultimo.
Il 13° Gruppo, inizialmente autonomo sull’aeroporto di Brindisi, venne successivamente inquadrato nel 32° Stormo. Il 13º verrà in seguito riequipaggiato con i bimotori G.91Y fino alla loro sostituzione, nell’anno 1993, in cui lo Stormo ed il gruppo si trasferirono ad Amendola lasciando gli “Yankee” all’8º Stormo di Cervia e riequipaggiando il 32º Stormo con i G.91T-1 della locale 60ª Brigata Aerea.
L’altra unità che usò il G.91Y fu il 101° Gruppo inquadrato nello 8° Stormo di Cervia (RA).
L’ultimo volo di un G.91R avvenne il 9 aprile 1992 con una cerimonia presso l’aeroporto di Treviso Sant’Angelo dove, in ricordo dell’evento, è presente uno dei vari velivoli come “gate guardian” presenti sul territorio italiano. Vi invito ad andare a visitare i musei dell’aviazione dove oltre a questo velivolo ne sono visibili molti altri. La 2^ parte continua nel prossimo numero di luglio.
Massimo Rossato Presidente Aero Club Vicenza

Il sogno di volare pubbliredazionale a cura di Massimo Rossato

Il sogno di volare: dai dirigibili agli aerei: la FIAT e il G. 91
La formazione a rombo delle Frecce Tricolori con i G.91 alla manifestazione aerea del 29 06 1967 a Vicenza.
Il sogno di volare: dai dirigibili agli aerei: la FIAT e il G. 91
Fiat G-91 PAN
Fiat G.91 MM6302 Aeronautica Militare Italiana
Aeritalia G.91Y

 

 

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