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Giulia Quaranta Provenzano

Hegel e Leonardo da Vinci – Analisi ed interpretazione

Hegel e Leonardo da Vinci – Analisi ed interpretazione 

 Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Encyclopädie der Philosophischen Wissenschaften im Grundrisse. 3. Teil, Philosophie des Geistes. 3. Abth., Der bsolute Gist. (B) Die geoffenbarte Religion, § 564, 549.

  1. “Lo spirito è solo perintanto spirito che esso è per lo spirito, e nella religione assoluta è lo spirito assoluto il qual non più manifesta momenti astratti di sé, sibbene se stesso”.
  2. “Dio è Dio soltanto nella misura in cui egli sa se stesso; il suo sapersi è inoltre la sua autocoscienza nell’uomo ed il sapere dell’uomo attorno a Dio, il qual sapere procede fino al sapersi dell’uomo in Dio”.

Nei due brani estrapolati dall’Enciclopedia delle Scienze Filosofiche di Hegel si inferisce che il principio d’identità viene contravvenuto ovunque in modo piuttosto evidente, e ciò si deve considerare un errore logico. Per chiarire, nel primo brano l’identità dello “spirito”, cioè di qualcosa che è già stato identificato con un termine linguistico al quale sottostanno le caratteristiche generali del referente, viene messo in discussione sottoponendolo ad una condizione grazie alla quale sia spirito o meno ovvero lo spirito è spirito soltanto se è per lo spirito.

Oltre a ciò Hegel incorre anche nella fallacia logica formale di rilevanza detta d’equivocazione, che si ha quando uno stesso termine viene adoperato con diverse accezioni, di cui nessuno sa niente. È appunto il caso del termine “spirito”. Si tratta di fallace che inficiano il ragionamento logico a livello elementare, di base, dimostrando quanto sia indigente l’argomentazione logica in questo pensatore che si definisce filosofo.

Nel periodo che segue Hegel parla di “religione assoluta” e come sia lo “spirito assoluto” che non manifesta più momenti astratti di sé bensì manifesti se stesso (si può ipotizzare in maniera totale, globale, senza i momenti astratti). Qui si è di fronte ad un’altra mancanza di Hegel relativa ai processi di astrazione: i momenti particolari da cui poi astrae il concetto generale non vengono capiti come tali, ma vengono interpretati come se fossero momenti di un’entità assoluta. Nel processo di astrazione il concetto generale è la sintesi dei “momenti” particolari ossia dei casi particolari, non è un’entità a se stante come le idee lo erano nel mondo delle idee o Iperuranio di Platone ad esempio o come lo era l’essere di Parmenide, identità derivata dall’ipostatizzazione del verbo essere. Si tratta di modi di ragionare che si potrebbero definire dell’uomo magico che vedeva entità divine dappertutto. Ci si può riferire altresì al proposito alla disputa scolastica sugli universali, se essi avessero esistenza a se stante prima dei casi particolari o se fossero concetti di sintesi dei casi particolari come professava Roscellino.

Hegel pensa ancora scolasticamente ossia medievalmente, ossia religiosamente, ossia pensa che l’assoluto abbia esistenza di per sé e non sia il semplice concetto astratto di determinati casi particolari. Nel caso in questione, vale a dire i casi particolari del concetto di spirito assoluto sono essi stessi spiriti di cui lo spirito generale condivide alcune caratteristiche condivise da tutti. Nella “religione assoluta” (= concetto generale di religione astratto da tutte le religioni come sintesi di particolari presenti in tutte le religioni) lo “spirito” anch’esso “assoluto” (= concetto generale di spirito che sintetizza i tratti particolari comuni a tutti gli spiriti) manifesta la propria sintesi, la propria generalità. Si può quindi inferire che le tre accezioni di “spirito” indeterminate in Hegel corrispondano a spirito generale, spirito particolare, spirito assoluto.

Sezionando il periodo in tal maniera nelle sue parti appare evidente come lo “spirito assoluto” sia un’ipostatizzazione del concetto generale di spirito, tutto ciò nella più totale confusione mentale e di idee. In tal modo lo “spirito assoluto” è diventato un’entità a se stante al quale tutti gli spiriti generali e particolari devono essere sottoposti (per lo spirito, a favore dello spirito assoluto). Questa entità, esistendo come tale, deve avere una forma, una spazialità. Sondando tutte le possibili spazialità inerenti al concetto di spirito, ne emerge solo una che può adattarsi al concetto di Hegel ovverossia quella di fantasma, ossia essere spirituale. Il fantasma è fantasma di qualcuno e bisogna capire adesso di chi sia il fantasma rappresentato da codesta entità, si tratta del fantasma della divinità. Lasciamo perdere il fatto che la “religione assoluta” è per Hegel anch’essa un’entità e così via …il mondo di Hegel è popolato di entità invisibili che sono in realtà semplici concetti astratti.

Nella seconda citazione dell’Enciclopedia delle Scienze Filosofiche si incappa nuovamente e come sempre nella contravvenzione del principio d’identità ché l’identità già espressa nel termine “Dio” è messa sotto condizione a posteriori, come già lo “spirito”. La condizione per cui possa essere Dio è che si sappia egli stesso, che si conosca egli stesso (nosce te ipsum). La sua autocoscienza o autoconoscenza è la sua autocoscienza nell’uomo; ciò implica che Dio non si possa conosce di per sé e che dunque non possa diventare Dio da solo, senza il contributo dell’uomo, nel quale egli può avere una coscienza fino a che questa conoscenza di Dio nell’uomo procede sino al riconoscimento dell’uomo in Dio. Tal è come una divinizzazione dell’uomo raggiunta in fase successiva fino all’ultima nel riconoscimento di sé nella divinità. Dio pertanto è come la meta dell’uomo che nel proseguo dei tempi si fonde nella divinità diventando egli stesso la divinità. Questo pensiero comune alla filosofia idealista è un pensiero delirante tipico della paranoia o schizofrenia paranoide di cui Hegel pare abbia sofferto in gioventù.

Mario De Micheli (a cura di), Leonardo, l’uomo e la natura. Milano: Feltrinelli Editore.

 “Fa come ti piace, che ogni cosa ha la sua morte”.

Il pensiero di Leonardo da Vinci “Fa come ti piace, che ogni cosa ha la sua morte” può essere inteso di per sé in vario modo, per esempio come invito ai piaceri materiali visto che tanto si deve morire e non vale perciò la pena di darsi tante preoccupazioni, ma può anche essere inteso come invito a darsi ai piaceri spirituali proprio perché tanto si deve morire. Come si fa a riconoscere a quali piaceri Leonardo si riferisca? Si deve osservare il ritmo sottostante all’eloquio.                                                                                                                                                                                                                                           Si tratta di un ritmo che dall’iniziale nota dattilica (grave più due brevi) digrada verso l’anapesto e il giambo con l’accento lungo sulla sillaba vocalica –ia di “piace”, ritmo che si addice più alla malinconia che all’imbestiamento dovuto ai piaceri materiali. Questo digradare lento verso la nota grave, lentezza e tristezza adatti ad una moderazione del piacere come possono essere moderati i piaceri positivi, controllati da un freno razionale, dà il tono della riflessione triste alla frase di Leonardo.

A sostegno di questa ipotesi soccorrono altre due frasi: “Ogni impedimento è distrutto dal rigore” e “Siccome una giornata bene spese dà lieto dormire, così una vita bene usata dà lieto morire”. Anche qui si tratta di pensieri che sorgono in un’atmosfera non chiassosa, non adatta ai piaceri materiali, ma anzi adatta alla loro repressione (il “rigore” che distrugge l’impedimento) e il lieto morire e dormire che sorgono quando si è fatto il proprio dovere nel positivo. Questo rafforza la già malinconica atmosfera cui allude il periodo centrale “Fa come ti piace, che ogni cosa ha la sua morte” che tuttavia anche senza i periodi “Ogni impedimento è distrutto dal rigore” e “Siccome una giornata bene spese dà lieto dormire, così una vita bene usata dà lieto morire” avrebbe il significato citato. I periodi “Ogni impedimento è distrutto dal rigore” e “Siccome una giornata bene spese dà lieto dormire, così una vita bene usata dà lieto morire” solo fungono da corollario a questa atmosfera di cui partecipano e che si deve identificare come un’atmosfera di fondo nella personalità di Leonardo.

Si potrebbe obiettare che a Leonardo piacesse scherzare e che quindi non condividesse tale atmosfere. Che gli piacesse scherzare non toglie però che l’atmosfera di fondo della sua personalità fosse quella dello scetticismo, della malinconia e della tristezza come dimostrano i tre pensieri, mentre la propensione all’irrisione e allo scherzo non ha la peculiarità di poter interferire con la nota psicologica di fondo che è in contrasto con l’allegria. Si può scherzare pur essendo tristi, malinconici, irridenti, non per niente si parla di umorismo tra le lacrime come la più alta forma di umorismo.                                                                                                                                                                                                                                           In ultimo, infine, ancora una precisazione e cioè i piaceri a cui invita la frase di Leonardo “Fa come ti piace, che ogni cosa ha la sua morte” sono piaceri ai quali pare avere diritto l’essere umano in quanto sono piaceri buoni, belli, moderati, spirituali. Ecco, perciò, che in questa frase Leonardo considera diritto dell’uomo il piacere, ma non il piacere materiale. Il fatto che la frase “Fa come ti piace, che ogni cosa ha la sua morte” termini con la “morte” che pone conclusione ai piaceri stessi non esalta il piacere materiale, bensì esalta i piaceri spirituali su questa terra, non nell’aldilà, piaceri che sono già stati identificati come moderati, frenati dalla ragione – vedi i citati ritmi; piaceri appunto sulla terra, diritto al piacere su questa terra, non nell’aldilà dove implicitamente non si potranno avere piaceri di nessun tipo per Leonardo.

                                                                                                     Dott.ssa Giulia Quaranta Provenzano

I Love Art a cura della Dott.ssa Giulia Quaranta Provenzano

Leonardo da Vinci
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