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Il sogno di volare – SIAI SF 260

Il sogno di volare – SIAI SF 260

Velivoli di costruzione italiana uno dei più famosi il SIAI SF 260

Questo mese iniziamo a parlare dei velivoli di costruzione italiana ed iniziamo perciò da uno dei più famosi: il SIAI SF 260.

Il velivolo SIAI MARCHETTI SF 260, (ora AERMACCHI SF 260), è un aeroplano monomotore ad ala bassa costruito e sviluppato dall’azienda italiana SIAI Marchetti di Vergiate negli anni Sessanta e in produzione fino agli anni 90.

Fu progettato dall’ingegnere Stelio Frati nel 1966 e, una volta acquistato dalla SIAI, destinato da subito all’aviazione civile sportiva e da turismo.

Successivamente, grazie alle sue caratteristiche e manovrabilità di volo venne scelto poi anche come addestratore basico per l’Aeronautica Militare italiana.

Prodotto in oltre 900 esemplari risulta essere, assieme all’AERMACCHI 326, l’aereo italiano di maggior successo commerciale dal dopoguerra per velivoli della sua categoria venduti in Italia e all’estero.

Dal gennaio 1997 il progetto è passato alla AERMACCCHI sviluppandone quindi poi delle modifiche di miglioramento strutturale e di avionica di bordo del velivolo e che ne continua attualmente la sua produzione e fornitura di pezzi di ricambio.

Le grandi doti acrobatiche e di addestratore basico lo resero un prodotto molto interessante per le aviazioni militari e così ne venne prodotta la versione M, a cui furono apportate modifiche nella strumentazione e che consentiva l’utilizzo a scopo addestrativo a cui seguirono versioni W e SW rispettivamente per uso militare operativo e di pattugliamento marittimo.

Nel 1980 volò la versione SF-260 TP, dotata di un motore a turboelica Allison 250B17 con potenza massima di 420 hp, che ne aumentò le sue prestazioni di velocità, salita e quota di tangenza, diminuendone però l’autonomia passata dai 1 600 ai 950 km. Per questo aspetto inerente all’autonomia e per i maggiori costi della versione normale con il motore a pistoni, non ebbe successo nel mercato commerciale.

Gli ultimi modelli prodotti tuttavia sono l’SF-260E e l’SF-260F con motore migliorato, a iniezione il primo dei due, presentato senza successo al concorso per il nuovo addestratore basico USAF; con motore a carburatori normali il secondo.

Per gli ultimi esemplari per l’Aeronautica Militare Italiana è stata prodotta una versione speciale, l’SF-260 EA, dotata di prestazioni e avionica migliorata, che è entrata in servizio nel corso del 2006.

L’SF-260 è interamente metallico, monoplano, di configurazione classica ma ottimamente curato come aerodinamica ed armonizzazione dei comandi. Il pilota dispone di un’ampia visuale, ma c’è posto anche per un passeggero affiancato e uno posteriore, normalmente utilizzato solo nell’impiego civile. Le ali sono basse, con un leggero diedro positivo (sono cioè inclinate verso l’alto) con il carrello triciclo anteriore interamente retrattile. I serbatoi alle estremità sono da 72 litri, oltre a quelli da 49,5 litri posti nelle ali, per un totale di 243 litri, di cui 235 l usabili.

Il motore è un Avco Lycoming O-540-E4A5 con alimentazione a carburatore oppure iniezione nelle versioni D ed E, a 6 cilindri contrapposti raffreddato ad aria abbinato ad un’elica bipala metallica a passo variabile. È dotato di radio VHF e altri equipaggiamenti basici per il volo, mentre può portare anche l’armamento (nelle apposite versioni) disponendo di 4 punti d’aggancio sotto le ali o anche fotocamere per le riprese aeree. Tuttavia i margini di peso sono talmente esigui che il carico massimo di 300 kg può essere impiegato solo con un unico pilota a bordo, mentre il carico normale difficilmente supera la metà di quanto riportato (ovvero molto poco). Non pare che esistano corazzature degne di nota, almeno nell’SF-260 basico e in quelli della versione W; esistono forse nel SF-260TP, ma la differenza di peso appare molto modesta rispetto alla macchina originale.

Le sue caratteristiche tecniche sono: 

Apertura alare: 8,35 m

lunghezza: 7,10 m – altezza: 2,68 m

peso massimo al decollo: 1.250 kg 

impianto propulsivo: un motore a pistoni Avco Lycoming 0-540-E4A5 da 260 HP

velocità massima: 236 kts

tangenza: 4.267 m

autonomia: 1.440 km

equipaggio: 1 pilota + 1/2 passeggeri.

Durante il periodo di promozione del velivolo e per ricordare il 50º anniversario della Trasvolata Atlantica, quando ventiquattro idrovolanti SIAI MARCHETTI S.55X decollati da Orbetello il 1° luglio 1933 raggiunsero gli Stati Uniti al comando del generale Italo Balbo, la ditta costruttrice SIAI MARCHETTI ha organizzato un raid aereo proprio in America.

Nel 1983 quindi nove SF-260C decollarono dall’aeroporto di vergiate ed effettuarono, seguendo la rotta polare percorsa cinquant’anni prima da Italo Balbo, un volo di 8.000 chilometri per raggiungere la città di Chicago. Il capo formazione era il comandante Florio Finistauri (pilota sperimentatore SIAI) e a questi nove SF-260C si aggiungeva il bimotore turboelica G.222 della 46° Aerobrigata di Pisa, messo a disposizione dall’Aeronautica Militare per il supporto logistico.

I velivoli della SIAI erano destinati a dei clienti statunitensi ed erano i primi di un consistente lotto venduto in quell’anno oltreoceano. La livrea dei velivoli era bianca con il tricolore sulla fusoliera e sulle ali oltre alle scritte degli sponsor.

Ebbero fin da subito molto successo agli air show anche americani e alla loro presentazione a Chicago assistettero quasi un milione di spettatori. Le manovre acrobatiche erano inspirate alle Frecce Tricolori, tanto che molti piloti provenivano proprio da li.

In effetti, nel corso della manifestazione aerea organizzata per le celebrazioni del 150º anniversario della fondazione della città di Chicago ben seicentomila persone sabato 16 luglio e più di un milione la domenica successiva assistettero al pregevole repertorio acrobatico offerto dai piloti dei nove SIAI Marchetti SF-260C, fortemente ispirato a quello delle famose Frecce tricolori, reparto dal quale provenivano molti piloti del gruppo.

Successivamente venne fondata anche una pattuglia acrobatica su questi velivoli SIAI SF 260 C con base all’aeroporto di Thiene e denominata “Alpi Eagles”. Questa pattuglia civile girò tutta l’Europa per partecipare alle manifestazioni aeree e varie esibizioni con cadenza annuale, tuttavia vennero svolte sugli aeroporti di Vicenza e Thiene dove si allenavano, attirando migliaia di persone ed appassionati e diventando quindi famose a livello internazionale.

Il successo del velivolo portò gran parte della sua vendita anche all’estero in varie nazioni di tutto il mondo come: Belgio, Marocco, Regno Unito, Emirati Arabi, Irlanda, Messico, Singapore, Tunisia, Turchia, Uruguay, Venezuela e molti altri paesi.

Da questo tipo di velivolo si svilupparono altri velivoli simili sia all’estero che, sempre dal progettista Stelio Frati, in Italia.

Attualmente a livello civile se ne possono trovare una cinquantina di questi velivoli in tutta Italia, alcuni dei quali ad uso privato volano in veneto e molti altri ancora presso il 70° Gruppo addestramento dell’Aeronautica Militare a Latina.

Colgo l’occasione per salutarvi cordialmente.

Massimo Rossato 

(Presidente Aero Club Ugo Capitanio di Vicenza)

pubbliredazionale a cura di Massimo Rossato

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SIAI-Marchetti_SF-260AM
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SF260EA in volo
SF260EA in volo
AirVergiate
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