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Amarcord del ciclista thienese Mario Maino Campione del mondo 1962

Amarcord del ciclista thienese Mario Maino Campione del mondo 1962

Poco prima del Natale 2020 ho avuto notizia, navigando in Internet e consultando il sito Coni del presidente Malagò, che il Comitato Olimpico Nazionale Italiano ha conferito al ciclista Gianni Bugno, già vincitore nel 1991 e 1992 di due titoli mondiali su strada, il Collare D’Oro, massima onorificenza sportiva italiana. Lo scopo di questo riconoscimento è quello di premiare atleti, dirigenti, tecnici, e società che per l’attività svolta abbiano dato lustro allo Sport Italiano.

Oltre a Bugno, il prestigioso premio è stato concesso anche a tutti gli altri ciclisti vincitori di campioni mondiali che hanno dato prestigio al movimento ciclistico nazionale.

Ed è con grande piacere che ho appreso così la notizia che l’appezzato riconoscimento verrà consegnato anche al nostro concittadino MARIO MAINO, ) MARIO MAINO, nato l’8 ottobre 1940, thienese di adozione e nativo di Novoledo di Villaverla, in qualità di campione del Mondo 1962 assieme ai propri compagni della squadra azzurra della 100 km a squadre su strada e ai quali va il nostro plauso.

Nel database del Coni aggiornato, infatti, sono stati inseriti di recente i nomi di tutti gli iridati italiani.

I fuoriclasse della bici professionistica insigniti sono: Vittorio Adorni (campione del Mondo su strada a Imola ’68), Moreno Argentin (iridato nel 1986), Marino Basso, Maurizio Fondriest, Francesco Moser e Giuseppe Saronni.

Vincitore tra i professionisti nella crono mondiale di Imola 2020 e pluri-iridato dei velodromi, abbiamo Filippo Ganna.

Ma nella lista dei premiati trovano contesto, appunto, anche i campioni del mondo dilettanti: Sante Ranucci (1955), Renato Bongioni (1962), Vittorio Marcelli (1968), Claudio Corti (1977), Gianni Giacomini (1979) e Mirko Gualdi (1990) e gli iridati nella 100 km cronometro a squadre del 1962 del campionato del mondo di Roncadelle (Grassi, MARIO MAINO, Tagliani e Zandegù).

Poi  la squadra del biennio 1964 – 1965 (Andreoli, Dalla Bona, Guerra, Manza, Denti e Soldi); del 1987 (Fortunato, Scirea e Vanzella – con Poli) e del 1991 (Anastasia, Colombo, Contri e Peron).

Per la maglia iridata su pista i riconoscimenti andranno a Pietro Algeri (inseguimento a squadre 1971), Roberto Amadio (inseguimento a squadre 1985) Luigi Borghetti (inseguimento individuale 1968), Lorenzo Bosisio (inseguimento a squadre 1968), Massimo Brunelli (inseguimento a squadre 1985), Antonio Castello (inseguimento a squadre 1966), Claudio Golinelli (inseguimento individuale 1989), Bruno Gonzato (tandem 1967), Valter Gorini (tandem 1968), Giampaolo Grisandi

(inseguimento a squadre 1985), Giorgio Morbiato (inseguimento a squadre 1968), Gino Pancino (inseguimento a squadre 1966), Luigi Roncaglia (inseguimento a squadre 1966), Gianni Sartori (km con partenza da fermo 1969), Giordano Turrini (tandem 1968) e Dino Verzini (tandem 1967).

La consegna del “Collare d’Oro” al Merito Sportivo avviene ogni anno a Roma alla presenza dei vertici del CONI e delle più alte cariche dello Stato.

La data per la cerimonia di consegna non è ancora stata fissata, visto il periodo che stiamo tutti vivendo. Sarà comunque una grande festa del ciclismo per manifestare a questi nostri campioni il giusto riconoscimento per imprese che hanno scritto nella storia di questo sport universale.

Per il momento facciamo i complimenti a Mario anche per questo premio e concludiamo l’articolo con una simpatica nota vergata dall’indimenticabile accademico Gianni Brera, scrittore e giornalista sportivo dalla penna ironica. Infatti, descrivendo uno per uno i quattro componenti della squadra azzurra della 100 km cronometro vincitrice nel 1962, in un pezzo d’epoca e nel suo stile inconfondibile, nell’intento di tratteggiare le peculiarità atletiche di un purosangue da corsa a cronometro come il nostro campione, ne stilava così il profilo:

“L’alter ego di Zandegù (lui dice la mente) è il vicentino Mario Maino, che giocava ala destra nel Novoledo prima di darsi al ciclismo. Maino è alto 1,79 e porta la scriminatura come certi tedeschi nell’altro dopoguerra. Ha il naso largo e sottile, due occhi infossati e astuti, una chiostra di denti attraverso i quali ti aspetti sempre che esca un nitrito”.

Mario Maino ancora oggi lo vediamo pedalare per le strade vicentine col fisico asciutto, lo spirito innato del ciclista puro, con la stessa umiltà e riservatezza di un tempo. Il ciclismo io l’ho provato in adolescenza ed ho subito capito che è una disciplina dura: testa bassa e chi si ferma è perduto. Sarà per questo che poi mi son buttato nel calcio… A me piace, perciò, immaginare che Mario sia il ciclista al quale l’allenatore e Paròn del Milan, Nereo Rocco, abbia pensato quando ha inventato l’universale motto… “Palla lunga e pedalare”.

Ecco che sorge spontaneo in questo numero esprimere le mie congratulazioni e quelle della redazione per il riconoscimento Amarcord avuto dal Coni e far fare a Mario Maino un nuovo giro di pista d’Onore sul mensile, anche come promemoria all’Assessore.

 

                                                                                                                            Giuseppe (Joe) Bonato

a cura di Giuseppe (Joe) Bonato

Amarcord del ciclista thienese Mario Maino Campione del mondo 1962

ALLENATORE RIMEDIO, MAINO, ZANDEGU'
ALLENATORE RIMEDIO, MAINO, ZANDEGU’
Mario Maino[1967] Figurina Panini
Mario Maino[1967] Figurina Panini
MARIO MAINO con i suoi diplomi al valore atletico
MARIO MAINO con i suoi diplomi al valore atletico

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Un commento su “Amarcord del ciclista thienese Mario Maino Campione del mondo 1962

  1. Mi interessa l’articolo scritto da Gianni Brera sul quartetto della cento chilometri, vorrei saperne di più, posso essere messo in contatto con Giuseppe Bonato?, grazie mille

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