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Pianeta Sport: la passione di “Don Saverio”

Pianeta Sport: la passione di “Don Saverio”

Per seguire il lavoro degli operai che stavano ristrutturando gli uffici della sua concessionaria auto era salito sul tetto del capannone, quando improvvisamente una lastra del solaio aveva ceduto facendolo precipitare a terra da notevole altezza. Per Saverio Garonzi, 76 anni, il decesso è era stato immediato. “Trauma cranio-facciale e frattura del polso destro”, c’era scritto sul certificato di morte al pronto soccorso dell’ ospedale di Borgo Trento, dove l’imprenditore era giunto cadavere…La vita di Saverio Garonzi meriterebbe d’essere raccontata in un film di neorealismo calcistico, tanti sono gli episodi, le avventure, i fatti, di cui “Don Saverio” si rese protagonista da quando a metà degli anni ‘60 prese in mano le redini della squadra della sua città: l’Hellas Verona. Egli era un presidente vecchio stile, impulsivo ed autoritario. Tanto per capirci, faceva parte di quella schiera di presidenti che riuscirono partendo dal zero e a fare le fortune di piccole squadre di provincia, animati piuttosto dalla passione per il gioco del “balòn”che per il vil denaro fine a se stesso. “Un rigattiere che si è fatto da sé“, così amava definirsi senza mai rinnegare le sue umili origini e che girava per la città nei primi anni del secondo dopoguerra. Era poi un uomo determinato, uno personaggio in grado di raggiungere il successo grazie allo spiccato senso pratico e alla capacità organizzativa e d’intuito. Il merito di Garonziè stato innanzitutto quello di riuscire a dare una pianificazione alla società gialloblu, dotandola degli impianti sportivi di Veronello, centro sportivo oggi intitolato a suo nome e, valorizzando il settore giovanile. Inoltre anche la formula di portare a Verona giocatori quotati che garantivano al popolo dei tifosi una stabile permanenza in serie A, fu una mossa azzeccata. La conferma della sua politica vincente è racchiusa in due affermazioni di rilievo. La prima, quando il suo Fatal Verona sconfisse il Milan di Rocco e Rivera quel 20 maggio del 1973, rovinando ai rossoneri la festa, compreso quella del sottoscritto, per la conquista del decimo scudetto andato, invece, perduto in quell’ultima di campionato e poi, conquistando la finale di Coppa Italia contro il Napoli nel 1976. In quegli anni il nostro presidente dell’A.C. Thiene di Serie D, avvocato Gianni De Muri, ebbe modo di conoscerlo personalmente durante le trattative sui trasferimenti dei giocatori durante il calciomercato estivo. Ancora oggi egli lo ricorda con nostalgia ricordandolo persona affabile e simpatica e facendomi ammirare una foto ricordo dell’epoca…L’avventura di Saverio Garonzi alla guida del Verona Hellas iniziò nel 1965. “Don Saverio”, come veniva denominato, impresse subito il suo carattere nella gestione del club scaligero. Al suo fianco chiamò solo alcuni fidati collaboratori e cominciò a lavorare alla ricostruzione. Con lo svedese Liedholm alla guida della compagine, alla fine del terzo campionato, nella stagione 1967/68, conquistò la promozione in A. Nel 1974, però, una telefonata all’attaccante Sergio Clerici, alla vigilia della partita con il Napoli, gli costò l’accusa di illecito sportivo e la retrocessione della squadra in B. Un anno di purgatorio e subito il ritorno nel paradiso della A con l’allenatore Cadè. Assunse poi Valcareggi, ex c.t. della nazionale, arrivando, come abbiamo già ricordato, alla finale di Coppa Italia, ma purtroppo con la squadra sconfitta dal Napoli all’ Olimpico il 29 giugno 1976. Stagione per Garonzi quella, segnata da una parentesi angosciosa: il sequestro subito la sera del 29 gennaio 1975, nella centralissima piazza Vittorio Veneto, quando alcuni banditi lo rapirono sotto gli occhi di centinaia di persone. La prigionia durò 9 giorni. Fu rilasciato il 7 febbraio in provincia di Bergamo dopo il pagamento del riscatto: un miliardo e mezzo di lire. «Un miliardo e mezo, son rovinà», fu il suo commento, quando si presentò, stanco e con il volto tumefatto, per la prima volta in pubblico dopo la drammatica esperienza. La carriera di presidente Garonzi si chiuse in modo amaro con la retrocessione del Verona in B nel 1979-80 e una squalifica per una violenta polemica contro l’arbitro Menicucci. La rabbia gli era esplosa in occasione di una partita contro il Pescara causata da un rigore concesso dall’arbitro agli abruzzesi. Garonzi, già stressato e deluso da quel campionato disastroso, a fine partita andò, come si dice in veneto, «zò dal brentòn», scagliandosi con imprecazioni e accuse contro tutti. Ottenne come gratifica una squalifica a vita, poi commutata in due anni di fermo, che lo costrinsero però ad abbandonare e cedere il club gialloblu. Garonzi reagì come ad ogni altra disavventura vissuta con solito piglio d’orgoglio e, contagiato come era dall’assidua passione per il “balòn”, scontati i due anni, assunse la dirigenza del “Paluani Chievo”, squadra Interregionale dilettanti, dove pose le basi per l’altra incredibile storia di un borgo scaligero di Provincia lanciando una squadra ai vertici del calcio italiano.

a cura di Giuseppe (Joe) Bonato

Pianeta Sport: la passione di “Don Saverio”

Hellas-Verona-di-Garonzi
Hellas-Verona-di-Garonzi

Chievo-stagione-1985-86-Pres.-Luciano-Garonzi
Chievo-stagione-1985-86-Pres.-Luciano-Garonzi

 

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