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Davide Berto

Investire in consapevolezza: previdenza o provvidenza?

PREVIDENZA O PROVVIDENZA?

IO STO PER LA PRIMA!

Sono passati ormai 13 anni dal fatidico semestre del silenzio assenso, che nel 2007 ha spinto 12 milioni di italiani a scegliere se e come destinare il proprio Trattamento di Fine Rapporto (TFR) a una forma di previdenza integrativa (Fondo Pensione).

Oggi sono ancora milioni gli italiani che non hanno un secondo pilastro contributivo, nonostante i numeri e le proiezioni delle prestazioni di primo pilastro (Inps e Casse di previdenza dei professionisti) siano in costante calo.

Così scriveva poche settimane fa, sabato 27 Giugno, Il Sole 24 Ore.

Ancora, il tema previdenziale sarà centrale nei prossimi decenni.

La copertura pensionistica tradizionale è sempre più stretta e le forme integrative diventano un imperativo.

La tendenza in merito ai Fondi Pensione è però quella di voler procrastinare.

Sono soprattutto i giovani a non intraprendere investimenti in questa direzione, vedendo erroneamente la pensione come una problematica molto lontana e difficile da raggiungere.

In tutto questo, svolgendo il mio lavoro, noto spesso poca consapevolezza.

Il pilastro della previdenza integrativa è oggi indispensabile per la tenuta del sistema e del futuro previdenziale, soprattutto delle giovani generazioni.

Due lavoratori su tre ancora non hanno aderito a Fondi Pensione.

Tra i giovani solo uno su 5 è attratto da questa forma di risparmio.

In Italia in quest’ambito siamo molto indietro rispetto agli altri paesi europei.

Il rischio di non iniziare quanto prima a risparmiare, e ad accantonare capitali in ottica pensione, è quello di finire un giorno alla Caritas.

Non scherzo.

Occorre capire che tutto quello che fino a 20-25 anni fa poteva funzionare e sistemare le cose in ottica futura, oggi non funziona più.

Andremo un giorno in pensione a 70 anni (oggi l’età media di pensionamento nel nostro paese è pari a 62 anni), e con quattro soldi.

Il motivo di tutto questo sta nel bilancio disastrato dell’INPS, e nei trend demografici in atto nel nostro paese.

La vita media si sta sempre più allungando, la fertilità è ai minimi storici e priva di segnali di inversione, e la sproporzione tra pensionati e lavoratori attivi è destinata ad allargarsi sempre di più.

Aggiungiamoci una disoccupazione a livelli molto alti, specie se confrontata a quella di altri paesi occidentali, e una situazione finanziaria precaria caratterizzata da un debito pubblico in continua e grande crescita, con una base economica purtroppo stagnante da diversi anni.

La realtà del nostro paese è in sostanza esattamente opposta a quella desiderabile.

Il vecchio ciclo di vita passivo, basato sulla sicurezza (o meglio speranza) che “qualcuno farà pur qualcosa per me” (Stato, Inps …) non funziona più.

Brutto da dire, i media non ne parlano ma è esattamente così.

Meglio saperlo: aspettare la pensione senza far nulla è oggi da pazzi.

Risparmiare per la pensione è già qualcosa.

Pianificare e costruire un capitale per integrare la futura pensione pubblica, è quello che occorre assolutamente iniziare a fare quanto prima.

Perché, a mio parere, “andare in pensione” significa anche potersi permettere di vivere di rendita dai propri soldi.

Nella vita c’è sempre un tempo per la semina, e uno per la raccolta.

C’è allora un tempo in cui si deve pensare ad accumulare denaro, e un tempo che sarà destinato a percepire una rendita da quel denaro in precedenza accumulato.

I Fondi Pensione godono oggi di importanti agevolazioni fiscali sia in fase di contribuzione, sia di erogazione della rendita o del montante finale.

I loro rendimenti sono inoltre soggetti a un’imposta favorevole.

Maggiore è anche l’agilità nelle possibilità di anticipazione del capitale conferito.

Il versamento del TFR aziendale, per i lavoratori dipendenti, dev’essere la base di partenza di una buona pianificazione previdenziale.

Alla luce di tutto questo, cos’altro deve succedere perché tutti i diretti interessati si attivino facendo partire quanto prima la costruzione di un serio e attento accumulo pensionistico personale, ciascuno secondo le proprie possibilità?

La storia non la possiamo cambiare.

Il futuro collettivo non lo possiamo influenzare.

Possiamo però certamente influenzare il nostro futuro individuale, anche sotto l’aspetto finanziario.

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Ne va della tua serenità finanziaria futura …

davide berto5

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