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Pianeta sport: una voce fuori dal coro

Pianeta sport: una voce fuori dal coro

Quando il 10 dicembre del 2018 mi sono recato in quel di Sandrigo, presso l’auditorium dell’Arena e ho rivisto il vecchio campo, rimasto immutato, dove ho disputato le mie battaglie giovanili contro i ragazzi locali, un senso di nostalgia mi ha colto. L’incontro al quale partecipavo era indirizzato ad allenatori, dirigenti o semplici appassionati del gioco dell’italica “pedata” e verteva sul tema del calcio giovanile. La sorpresa? Trovare a condurre la serata, Fabio Nicolè, ottimo allenatore locale noto alle cronache sportive e anche autore di una bella biografia di suo padre Bruno che è stato un grande attaccante della Juve. Il dibattito era improntato sull’intervista dell’ospite Ezio Glerean, nativo di San Michele al Taglialmento, ex giocatore e coach professionista, tornato a Marostica come allenatore della prima squadra con occhio di riguardo per il settore giovanile. Glerean è stato esaustivo nella sua esposizione che tento ora di sintetizzare in questa mia personale interpretazione. Alla prima domanda di Fabio Nicolè, Ezio Glerean risponde che i buoni maestri per la sua esperienza giovanile sono stati due: Gino Costenaro di Marostica, ex giocatore degli anni Trenta che debuttò in serie A a 18 anni nei grigi dell’Alessandria e Luisito Suarez, ex centrocampista dell’Inter anni 60 del mago Helenio Herrera, poi allenatore delle riserve del Genoa dove giocava appunto il giovane Ezio. Due “Uomini del Calcio”, come li chiamo io , che hanno inciso in lui trasmettendo la passione per il gioco e l’educazione a tutto tondo. Ecco, appunto! Cosa vuol dire passione per il calcio? La risposta è d’acchito: “Emozione”. Un’emozione ottenuta dalla gioia d’essere liberi di giocare; di esprimersi in modo naturale. Emozione che però, a differenza dei tempi andati, ai ragazzi d’oggi  viene repressa, costretti come sono a  seguire schemi mentali che snaturano il senso del divertimento e che divengono solo obblighi calati dall’alto. I ragazzini devono già seguire le direttive degli insegnanti a scuola e dei genitori a casa, se leviamo loro anche l’emozione che trasmette il gioco, leviamo ai ragazzi la gratificazione di tuffarsi nella creatività; non possono più scegliere d’esprimere la propria personalità. Quanti dei ragazzi locali diventeranno giocatori professionisti? Risposta secca: “Nessuno!” Ecco che in questo contesto l’allenatore d’oggi ha più di ieri un compito basilare nella formazione dei giovani. Figura carismatica, quella dell’allenatore, che serve a preparare i ragazzi alla vita reale, stimolando in loro quelle doti  che li temprano per farli diventare adulti responsabili. Questa è la cosa essenziale che devono chiedere i genitori dei ragazzi alle scuole calcio; non di creare campioni immaginari. Tarpare le ali alla fantasia dei ragazzi ha come altra conseguenza che da almeno trent’anni non nascono più talenti naturali e il mondo del calcio nazionale che si è appiattito su se stesso, nonostante ci sia un 70% di ragazzi che frequenta il terreno di gioco. I ragazzi ai quali è negata la scelta gratificante d’emozionarsi, verso i 15 anni generalmente è libera di scegliere. E la maggior parte sceglie di smettere di giocare, perciò in campo ne rimane solo un 20%. Tutto ciò in barba ad allenatori e genitori  che incitano i giovanissimi  per ottenere il risultato competitivo fine a se stesso, senza una gratificazione emozionale di esprimersi.  Negli spezzoni di filmato proiettati sullo scremo, alcune squadre giovanili hanno sperimentato un’altra via e ribaltato alcuni fattori. In un torneo internazionale gli allenatori sono andati in tribuna assieme ai genitori e uno dei ragazzi ha fatto da coach scegliendo gli undici della squadra(come si faceva una volta nelle parrocchie) e seguiti dalla panchina. L’esperienza è stata positiva perché  la scelta nella selezione della formazione scesa sul terreno di gioco è stata condivisa anche da chi è rimasto di riserva. Durante l’intervallo i ragazzi , rincalzi compresi, si sono raccolti tutti attorno all’allenatore coetaneo che ha chiesto subito l’attenzione, zittendoli, per poter concentrarsi sulle misure da prendere per vincere la gara. I ragazzi così interpellati hanno risposto positivamente dando alcune indicazioni  che li resi  partecipi  all’obiettivo comune caricandoli d’entusiasmo; naturalmente la meta è quella di vincere, come è logico che sia. Questo è stato solo un esempio video tra i tanti spunti che Ezio Glerean ha espresso a parole nelle due piacevoli ore d’intrattenimento didattico. Un paio d’ore nelle quali questo allenatore parlando con voce fuori dal coro, ha ben espresso concetti condivisibili per un calcio sano, trasmettendo anche ad alcuni suoi giocatori rossoneri in sala e probabili allenatori futuri, la sua grande passione per questo sport. Un raccontare, quello di Ezio Glerean, per certi versi somigliante a quello di uno scrittore con la passione per la montagna; però quella ricoperta da neve pura, non artificiale sparata dai cannoni. Un incontro interessante per appassionati di calcio, soprattutto per allenatori, educatori sportivi e genitori che, dal mio punto di vista, può essere un valido appuntamento promosso anche da qualche Assessorato allo Sport, magari in un’arena più ampia nel panorama del calcio vicentino.

a cura di Giuseppe “Joe” Bonato

 

2018-19 primi calci
Giovanissi fulgor primi anni 60
Ezio Glerean
A metà degli anni 60 in Ca’ Pajella

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