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Pianeta sport: Amarcord – Giorgio Faletti in “Tre atti e due tempi”

Pianeta sport: Amarcord – Giorgio Faletti in “Tre atti e due tempi”

Era un uomo che infondeva simpatia. Mi piacevano quella sua sana ironia calato nei panni dei vari personaggi che aveva creato: il vigilante Vito Catozzo su tutti. Erano macchiette presentate durante le puntate televisive del “Drive In” alla domenica sera, ma che mai scadevano nella volgarità gratuita.
Giorgio Faletti l’ho apprezzato anche quando si era imposto come cantautore serio classificandosi secondo posto al Festival di Sanremo, vincendo pure il premio della critica.
Faletti è stato un artista a tutto tondo anche se lo avevo ignorato come scrittore, pur avendo comprato “Io uccido”, libro del suo esordio. A dire il vero, quel suo best seller non l’ho mai letto.
Lo ammetto: il genere thriller e i tomi troppo corposi non stanno nelle mie corde.
Quando però la notizia della morte dell’artista di Asti giunse il 4 luglio 2014, all’improvviso, ascoltata dalla voce del mezzobusto che elencava i titoli del telegiornale della sera, una sincera commozione mi colse di sorpresa.

Ecco perché andai subito a recuperare e a leggermi con ossequio un altro piccolo testo letterario che avevo relegato da qualche tempo nell’oblio dello scaffale in taverna. Il titolo?  “Tre atti e due tempi”.

Ebbene, sono 146 paginette gustate tutte d’un fiato nelle quali si percepisce tutta la bravura di scrittore in un romanzo breve accattivante perfetto.

È una storia, anche questa dal sapore thriller, ma corta e ambientata nel mondo del pallone. Mondo professionistico della Serie B all’interno della vicenda, con relativo retroscena, di un campionato che vive le fasi finali e le tensioni da parte dei suoi protagonisti per la gara clou: l’ultima decisiva partita che determinerà il passaggio alla massima Serie di una delle due squadre contendenti.
È una vicenda di un calcio corrotto, specchio di una società individualista che condiziona i sentimenti dei giovani nell’assenza del valore primario quale la responsabilità e con la visione pessimistica per il futuro all’interno di un conflitto generazionale. I protagonisti descritti così bene dalla penna di Giorgio Faletti in questa trama di calcio scommesse, calcio sporcato, calcio nel fango, sembrano uscire proprio ora da un qualsiasi spogliatoio per scendere nel tappeto verde di un possibile gioco d’azzardo, tanto siamo oramai abituati a seguire nelle cronache sportive una realtà che spesso supera la fantasia.

In questa storia, la metafora calcistica con l’odierna società artefatta, anche ad alti livelli, è palese.
Bravo davvero anche come scrittore questo nostro poliedrico autore scomparso prematuramente che ha lasciato un vuoto artistico enorme. Da parte mia vada l’onore al merito, anche se postumo.
Ecco perché, oggi a distanza di qualche anno dalla sua scomparsa, voglio rendere omaggio a Giorgio Faletti facendo mie le parole che egli scrisse nei ringraziamenti a conclusione di questo suo romanzo breve perfetto e probabilmente sconosciuto ai più, invertendo la sequenza dei termini scrivere con leggere
“Ebbene, dicono che quando si finisce di scrivere un buon libro è come dire addio a un amico che parte. Io ho provato, a torto o a ragione, la stessa cosa quando ho finito di leggere questo romanzo”

a cura di Giuseppe (Joe) Bonato

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